BIRKENAU

 

 

Auschwitz venne scelto anche perché rappresentava un importante snodo ferroviario e per l’abbondanza delle linee di comunicazione. (Il suo snodo ferroviario era lungo 3.2 chilometri ed era costituito da 44 binari).

In previsione della “soluzione finale” del problema ebraico, all’inizio del 1941 Himmler diede ordine di costruire un nuovo campo, a fianco del già esistente Auschwitz I, le cui dimensioni non dovevano essere inferiori a m. 720 x 2.340, ove procedere allo sterminio di massa degli ebrei.

Venne quindi costruito un nuovo campo a Birkenau, a circa 3 chilometri dal campo principale, inizialmente pensato anche come campo di concentramento dei prigionieri russi, in pratica venne poi esclusivamente destinato allo sterminio degli ebrei provenienti dai territori dell’Europa occidentale via via occupati dai nazisti.

Inizialmente era prevista la costruzione di due crematori, in realtà se ne realizzarono quattro (per un totale di 14 forni e 46 camere inceneritrici, con una capacità di incinerazione giornaliera di oltre 3.200 corpi), con le relative camere a gas.

Le prime gassazioni a Birkenau avvennero nei cosiddetti Bunker 1 e 2, due fattorie agricole fuori dal recinto del campo, trasformate in camere a gas con relative fosse.

Le gassazioni sistematiche nei nuovi forni crematori cominciarono a partire dal 1943.

Mentre gli altri campi di sterminio (Belzec, Treblinka, Sobibor, Chelmno e Majdanek) terminarono il loro lavoro e vennero smantellati alla fine del 1943, Auschwitz-Birkenau continuò ad operare fino al gennaio 1945.

I treni arrivavano a Auschwitz-Birkenau da tutta Europa alla cosiddetta “Judenrampe”, la banchina dello scalo merci della stazione di Oswiecim. Inizialmente la “rampa” era fuori dal recinto del campo, ad alcune centinaia di metri dall’ingresso.

In seguito (primavera 1944) per maggiore “comodità”, il treno venne fatto arrivare fin dentro il recinto del campo sulla “Bahnrampe” che è ancora visibile.

All’arrivo a Birkenau di un trasporto, immediatamente veniva effettuata una selezione: i minori di 16 anni e i maggiori di 50-55 anni, le madri o i padri di bambini piccoli, i malati, i deboli, gli handicappati venivano inviati subito alle camere a gas.

Alla selezione, normalmente circa l’80% degli arrivati veniva avviato immediatamente alle camere a gas.

Durante gli ultimi mesi del 1944 alcuni convogli provenienti dall’Ungheria (gli ebrei  ungheresi furono gli ultimi ad arrivare a Birkenau) vennero avviati direttamente alle camere a gas.

 

Gli altri venivano inoltrati nel campo per lavorare (in genere destinati a far funzionare gli impianti di messa a morte (Sonderkommando) o ad altri lavori strettamente collegati come il riciclaggio dei vestiti) e immatricolati con un tatuaggio sul braccio.

 

I deportati, sia chi superava la selezione, sia chi era avviato alla gassazione, venivano depredati di tutto (ai morti venivano strappate anche le protesi dentarie d’oro), compresi i capelli.

Alla liberazione del campo i russi trovarono nelle baracche dei magazzini Kanada, preposti al recupero dei beni, tra l’altro:

·         7 tonnellate di capelli femminili

·         43.525 paia di scarpe (5.525 femminili e 38.000 maschili)

·         840.000 capi di abbigliamento

·         Montagne di valigie, pennelli da barba, spazzolini, pettini, occhiali, giocattoli, protesi.

Era il frutto delle ultime “spoliazioni”, quanto era stato già inviato in Germania?

 

I primi ebrei italiani giunsero a Birkenau il 23 ottobre 1943: erano i 1.023 deportati di Roma, rastrellati nel Ghetto il 16 ottobre 1943.

Secondo i registri del campo, al loro arrivo solo 149 uomini e 47 donne superarono la selezione. Gli altri vennero avviati direttamente alle camere a gas.

Ne sono tornati 15, di cui una sola donna.

(In totale furono deportati da Roma 2091 ebrei).

 

Alla fine di novembre 1944, quando gli eserciti alleati si stavano avvicinando, Himmler ordinò la fine delle gassazioni e tra il dicembre 1944 e il 22 gennaio 1945, vennero fatte saltare con la dinamite le strutture dei crematori e delle camere a gas.

Nel frattempo i deportati più in forze furono evacuati, con le cosiddette “Marce della morte”, verso altri campi più a Ovest e a Sud.

Birkenau fu liberato dai soldati sovietici, insieme ad Auschwitz, il 27 gennaio 1945.

Al momento della liberazione furono trovate ancora in vita, ad Auschwitz e Birkenau complessivamente 7.600 persone, di cui 400 bambini, la maggior parte malate.

Molte di queste moriranno poco dopo.

 

Gli studi più aggiornati fanno ritenere ragionevolmente che in Auschwitz - Birkenau siano state assassinate circa un milione e mezzo di uomini, donne e bambini.