La "città ideale" nel
Rinascimento
premessa
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Il
Rinascimento italiano vide affermarsi in Italia i caratteri di una società
nuova.Si coltiva ilgustodell'antichità classica come
modello da far rivivere nel presente; si
afferma l'esaltazione di una bellezza ideale
intesa non solo come ammirazione delle belle
forme, ma come raggiungimento di un perfetto equilibrio tra istinto e ragione. Nasce così ol concetto di "città ideale", esigenze concrete e geometriche assolute, impianti radiali e a scacchiera, modelli sui quali configurare in base ad un atteggiamento platonico, le città reali. In questo contesto va collocata "Sforzinda", la città ideale del Filarete, che nella scelta di operare un incontro fra il tema della città a pianta radiale e quella della città a scacchiera sembra porsi quasi come anello di congiunzione tra città ideale e città reale. In Sforzinda per la prima volta emerge infatti la volontà di progettare una struttura urbana ideale che tenga ben conto delle trasformazioni concrete avvenute nella struttura urbana reale grazie ai nuovi intenti economici. Filarete assegna un luogo preciso agli edifici destinati alle attività finanziarie e commerciali. Nel caso di Sforzinda, come afferma G. Simoncini - Città e società nel Rinascimento - "La qualificazione economica divenne determinante non solo del sistema degli spazi urbani centrali, ma della struttura della intera. Come la città nel suo insieme, con i vari quartieri o settori urbani erano centralizzati a loro volta su una piazza qualificata in senzo economico, specializzata in rapporto alla vendita di mercanzie diverse. Ancora la presenza di canali destinati al traffico mercantile, diveniva determinante della configurazione radiale della città". |